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Fnd /Aterballetto – Rain Dogs, Sentieri, Vertigo – Lo spettacolo

LO SPETTACOLO

SENTieri

Un unico ricordo di una situazione vissuta può contenere una moltitudine di emozioni. Quando mi tornano alla mente momenti della mia infanzia li rivivo intensamente, sento di nuovo la mia risata, il salato delle lacrime sulle labbra, la curiosità agitare lo stomaco, l'amarezza del mio malcontento…..
A volte però non è la memoria ad accendere in me quelle sensazioni, al contrario, sono le emozioni del momento che riportano in vita lontani ricordi: in quel preciso istante mi accorgo di aver già provato questa sensazione di irrequietezza/beatitudine/vergogna/soddisfazione, ho la consapevolezza di "esserci già passato" ed è bello sentire che mai dimenticherò certe stazioni della mia vita, i passi e le tappe che mi hanno fatto crescere, tra lacrime e sorrisi.

Philippe Kratz, coreografo

 

Vertigo

Spingere all’estremo il corpo fino alla vertigine, Vertigo. In Vertigo tecnica e forza espressiva si fondono completamente. Le possibilità del corpo vengono portate all’estremo, alla soglia della vertigine, senza mai sfociare nell’atletismo e conservando una grande forza espressiva.

 

Rain Dogs

Inizia a piovere; quel cane che, curioso e sicuro del suo olfatto si era mosso oltre i suoi soliti confini, alla scoperta di ciò che vive lontano, perde improvvisamente la strada del ritorno, la pioggia ha inesorabilmente cancellato tutte le tracce.
È questa l’immagine da cui prende forma “Rain Dogs”, si materializza a rappresentare quelle complessità e quelle contraddizioni che caratterizzano il rapporto con il mondo e che segnano le relazioni con gli altri. Quando la ricerca di un senso perde ogni punto di riferimento, l’incertezza e il disorientamento sembrano rendere impossibile il ritorno a casa, a ciò era e che non è più. Questo è il momento in cui la solitudine e lo smarrimento si manifestano attraverso le più diverse sfumature; con ironia e drammaticità, con leggerezza o disperazione. Il tentativo di ritrovare la via in una sorta di “ scivolosa crisi d’identità” diviene condizione esistenziale.
«Ho pensato che se fossi riuscito a catturare anche solo un po’ di tutto questo allora, forse, sarei riuscito a fare ciò che volevo» racconta Joahan Inger. Rain Dogs è il desiderio di affrontare questi temi non nuovi, attraverso atmosfere e sensazioni in qualche modo altre, c’è infatti «un carattere esotico in Tom Waits che richiama gli Stati Uniti di  Charles Bukowski, c’è un odore, ci sono dei colori che la sua voce riesce a catturare e che ci portano, come ascoltatori, a fare molte associazioni. Non sono stato letterale in questo lavoro, ma c’è qualcosa di estremamente terreno ma allo stesso tempo intellettuale e acuto in Tom Waits. Ho sentito che la sua voce funzionava bene con il mio movimento e il mondo che immaginavo; ho sentito che le sue storie e i suoi ritmi erano in sintonia con il mio linguaggio e con la mia idea. Non è certo la prima volta che tratto temi come la solitudine e le relazioni ma in questo caso la musica mi ha permesso di trovare “un’entrata diversa”, ho lavorato sugli stessi concetti ma attraverso la prospettiva di Tom Waits. Per questo non è stato affatto difficile connettere la musica alla danza».

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