L’artista è figlio del suo tempo; ma guai a lui se è anche il suo discepolo o peggio ancora il suo favorito.

Friedric Schiller (Dell’educazione estetica dell’uomo)

Figura centrale dell’edizione 2016 del Festival Verdi è Friedrich Schiller, fonte inesauribile di soggetti per i compositori italiani (oltre a Verdi, che ne musica ben quattro opere, pensiamo soltanto a Rossini col Guglielmo Tell e a Donizetti con Maria Stuarda, alla Turandot pucciniana ripresa dalla versione di Schiller della fiaba di Gozzi), al quale dedicheremo un percorso che intende indagare il rapporto che il Maestro intrattiene in varie fasi della sua carriera col poeta e drammaturgo tedesco, uno dei grandi protagonisti del movimento romantico europeo, al quale anche Verdi possiamo senz’altro annoverare.

Dalle tappe giovanili di Giovanna d’Arco e I masnadieri, sino alla piena maturità di Don Carlo (le tre produzioni in programma quest’anno), passando per Luisa Miller (tratto da Kabale und Liebe) e La forza del destino (una scena del III atto è ripresa dal Wallenstein), Verdi torna più volte ad attingere alle opere di Schiller, grazie alla mediazione culturale di Andrea Maffei, cui si deve la prima traduzione integrale in italiano e il cui salotto milanese, vero circolo culturale internazionale, frequenta con assiduità. È molto probabile che Verdi rintracci nel teatro tragico di Schiller quel “valore simbolico del dramma storico, la necessità del principio che, come il sole, vada irraggiando gli avvenimenti”, come aveva segnalato Giuseppe Mazzini in un interessante giudizio critico del 1830 dedicato al dramma storico. E sappiamo quanto il pensiero non solo politico, ma etico, filosofico e morale del padre del Risorgimento italiano abbia influenzato la poetica di Verdi.

Con Il trovatore, che affiancherà in una nuova produzione il percorso schilleriano, sono quattro le opere prodotte, di cui tre nuovi allestimenti, realizzati dai nostri laboratori scenotecnici e di sartoria e l’adattamento per il Teatro di Busseto di un nostro allestimento. Un impegno che dà corpo alla dichiarata volontà di rilancio del Festival e che vede il Teatro Regio di Parma nuovamente partecipe di una rete internazionale di Case d’Opera, grazie alle fruttuose relazioni intessute con partners italiani ed europei che ci hanno consentito di siglare accordi di coproduzione con il Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona, l’Opèra di Tenerife e il Teatro Carlo Felice di Genova, mentre con altre istituzioni stiamo tracciando le produzioni dei prossimi anni.

Il ricco programma del Festival Verdi 2016, con spettacoli, concerti, incontri, giornate di studi, vive in luoghi storici e amati, il Teatro Regio di Parma e il Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, ai quali da quest’anno e per il prossimo triennio si affianca il Teatro Farnese. Un luogo di monumentale bellezza riconquistato all’utilizzo teatrale grazie a una convenzione siglata con il Polo Museale dell’EmiliaRomagna che il Festival offre alla creatività dei grandi maestri della regia internazionale per una sfida ardua: l’allestimento di un’opera verdiana che valorizzi i limiti che la conservazione dello spazio museale impone. Peter Greenaway, “pittore di celluloide” come ama definirsi il grande regista britannico, sperimentatore di linguaggi e amante dell’arte italiana (sua la straordinaria installazione per il Cenacolo di Leonardo), è stato il primo a raccoglierla, accettando la proposta di mettere in scena Giovanna d’Arco.

L’apertura del Festival sarà come di consueto l’1 ottobre al Teatro Regio con un nuovo allestimento di Don Carlo affidato alla regia di Cesare Lievi, autorevole frequentatore di Schiller e della drammaturgia tedesca, con le scene di Maurizio Balò e la direzione affidata alla bacchetta di Daniel Oren. La seconda opera che andrà in scena al Regio sarà uno dei titoli più popolari del repertorio verdiano Il trovatore, nel nuovo allestimento curato da Elisabetta Courir, con le scene di Marco Rossi (recente premio Ubu per Lehman Trilogy di Ronconi) sotto la direzione di Massimo Zanetti.

Il Teatro Farnese sarà anche il luogo delle contaminazioni di AroundVerdi: ove la musica verdiana incontrerà la musica elettronica, il jazz di Uri Caine, le composizioni di Fabien Levy, le note poetiche di Vinicio Capossela, la maestria attoriale di Ugo Pagliai, le performance teatrali di Lenz, in cinque commissioni del Festival Verdi eseguite in prima assoluta.

La ricerca di giovani talenti è tra gli obiettivi primi del Festival. Cuore di questo vivaio è il Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, ove si rinnova la collaborazione con la Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna e con il Concorso Internazionale Voci Verdiane per l’allestimento de I masnadieri, nel fortunato allestimento di Leo Muscato ripreso per l’occasione e diretto da Simon Krec?ic?. Numerose audizioni svolte in questi mesi hanno permesso inoltre di conoscere giovani artisti che avranno nel corso di Festival Verdi un debutto prestigioso: lavoreranno con importanti direttori e registi e, come cover, al fianco di grandi cantanti, i quali li terranno a battesimo nei recital di mezzogiorno al Teatro Farnese.

Giovani in palcoscenico e giovani in platea: con VerdiYoung il Festival prosegue la programmazione di spettacoli, laboratori e attività educational dedicando grande attenzione all’incontro con il pubblico delle famiglie, delle scuole, dell’università, così come dell’associazionismo culturale e musicale, dove profonde sono le radici della passione di queste terre per la musica e l’opera.

Un ringraziamento speciale a istituzioni, partners, sponsors a tutti gli imprenditori che sostengono il Festival Verdi e che saranno al nostro fianco nell’edizione 2016, con l’augurio che anche il Governo italiano dia il proprio riconoscimento al compositore italiano più conosciuto, eseguito e amato al mondo e all’unico festival che ha l’onore e la responsabilità di celebrarlo.

Anna Maria Meo
Direttore generale Teatro Regio di Parma