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LA FAVORITA

Dramma serio in quattro atti di Alphonse Royer e Gustave Vaëz
Tradotto dal francese da Francesco Jannetti

Musica di
GAETANO DONIZETTI
Casa Ricordi, Milano

Date

Teatro Regio di Parma

Venerdì 25 febbraio 2022, ore 20.00 Opera A
Domenica 27 febbraio 2022, ore 15.30 Opera D

Durata complessiva 2 ore e 30 minuti circa, compreso un intervallo

Cast

Alfonso XI SIMONE PIAZZOLA
Leonora di Gusman ANNA MARIA CHIURI
Fernando CELSO ALBELO
Balsassarre SIMON LIM
Don Gasparo ANDREA GALLI
Ines RENATA CAMPANELLA

 

Maestro concertatore e direttore
MATTEO BELTRAMI

Regia
ANDREA CIGNI

Scene
DARIO GESSATI

Costumi
TOMMASO LAGATTOLLA

Luci
FIAMMETTA BALDISERRI

ORCHESTRA FILARMONICA ITALIANA

CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA

Maestro del coro
CORRADO CASATI

 

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma

In coproduzione con Teatro Municipale di Piacenza

 

Assistente alla regia Federico Grumo
Assistente alle scene Stefano Pes
Assistente ai costumi Donato Didonna
Direttore di scena Ermelinda Suella
Maestro di sala e di palcoscenico Gianluca Ascheri
Maestro di palcoscenico Eufemia Manfredi
Maestro alle luci Paolo Burzoni
Maestro ai sopratoli Enrica Apparuti
Scene OperaSet (Firenze), Teatro Municipale di Piacenza
Attrezzeria Teatro Municipale di Piacenza
Costumi Sartoria del Teatro Regio di Parma, Sartoria del Teatro Municipale di Piacenza
Trucco e parrucco Accademia Backstage
Calzature Epoca (Milano)
Responsabile di produzione Ilaria Pucci
Responsabile dei servizi tecnici Andrea Borelli
Direttore di palcoscenico Giacomo Benamati
Scenografo realizzatore e consulente agli allestimenti scenici Franco Venturi
Responsabile macchinisti Giuseppe Caradente
Responsabile elettricisti Giorgio Valerio
Responsabile attrezzeria Monica Bocchi
Consulente per la sartoria Lorena Marin
Personale tecnico, amministrativo e di palcoscenico del Teatro Regio di Parma

 

Le verità nascoste – Note di regia

La storia della Favorita è una storia di ruoli e di personaggi, delle differenze sociali tra questi e delle dinamiche affettive e di potere che li regolano. I ruoli e i personaggi sono il centro drammaturgico più importante. Poco importa in realtà il contesto storico o geografico della vicenda: contano le relazioni tra i protagonisti e dunque lo spazio fortemente simbolico e significativo ove tutto si svolge e prenda vita. La verità dei personaggi è nascosta dal loro ruolo e dunque dal costume che li protegge, impedendo loro di essere sé stessi. Il coro ha una funzione essenziale di commento all’azione, come se fosse spettatore, distaccato ma presente, di un teatro (nel senso filologico del termine riferito all’azione del guardare) rappresentato da Fernando, Alfonso, Leonora. E dunque dobbiamo andare a scoprire la verità nascosta dietro ai costumi dei personaggi, che impongono un ruolo nella società e che rappresentano una specie di corazza ai sentimenti, ma anche una protezione rispetto alla collocazione sociale.
Siamo partiti dunque dall’idea del teatro anatomico, luogo dove si esaminano profondamente (fisicamente) gli individui e che qui vorremmo riproporre come analisi e disamina dei sentimenti, delle viscere affettive dei personaggi, del loro essere veri sotto una pelle (rappresentata dal costume) che solo quando viene tolta li lascia sinceramente esprimere ciò che sentono, provano, vivono, mostrandoci i loro sentimenti, la loro sofferenza, la loro angoscia, il loro amore, la loro verità.
Poco importa a dire il vero se è Spagna e se è il 1340: ciò che conta è la dinamica drammatica raccontata allo spettatore (e dunque anche al coro che ha questa funzione in scena).
Lo spazio è quel teatro anatomico cui accennavo poco sopra, il luogo dell’autopsia dei corpi (e nel nostro caso dei sentimenti), con un centro di azione, una sorta di agone drammatico, osservato dalle tribune ove prende posto il coro che è spettatore e giudice delle storie che vengono analizzate. Lo spazio diventa così tutti i luoghi di cui la storia ha bisogno: convento, palazzo, giardino, chiesa ed anche spazio della memoria e dell’espressione dei sentimenti. E tutto acquisisce senso e valore grazie ai costumi (la pelle che sta sui personaggi) e all’attrezzeria che ci rivela dove ci troviamo e ci aiuta quale strumento di analisi.
Il tavolo del teatro, quello che stava al centro, è per noi una cassa, un armadio, una teca, un baule, dentro al quale sono custoditi i costumi e gli accessori che occorrono a completarlo. Non tutto, ma gli elementi più significativi del costume, che i personaggi indossano per nascondere la verità del loro essere e sentirsi protetti, ma anche infastiditi dall’uso del costume stesso (come Fernando nella prima scena).
Il costume permette ai personaggi di essere al sicuro finché non devono rivelarsi per ciò che sono. Fernando all’inizio dell’opera rifiuta il costume da religioso per essere se stesso. Incontra Leonora che però ha il costume da Favorita e che le permette di collocarsi nella società ed essere amante del re. Il re ha il costume che gli attribuisce potere e forza, lo stesso potere e la stessa autorità che Baldassarre trae dal proprio. Fernando usa il costume da soldato per essere abilitato agli occhi del re e dunque di Leonora. E così via. Ma quando alla fine, nonostante Leonora si nasconda dentro al costume da novizio per poter incontrare Fernando, i personaggi si rivelano per ciò che sono, senza costume e si dichiarano amore: la loro protezione viene meno e si ritrovano nudi, soccombendo, davanti ai loro sentimenti, alla verità dei fatti. Una situazione che per Leonora, fragile, ormai è insostenibile, essendo stata da sempre protetta dal ruolo che ha avuto fino a quel momento.
La scena è dunque funzionale allo svolgersi delle azioni, introducendo via via elementi che servano al racconto e allo svolgersi della vicenda, per permettere anche agli spettatori/coro (e dunque allo spettatore in breve) di comprendere meglio la vicenda ed il contesto.
Il costume è neutro quando i personaggi agiscono e si mostrano per quello che sono e si arricchisce degli elementi (storicizzati) dei costumi che permettono loro di essere il personaggio richiesto.
Ci interessa così analizzare minuziosamente, come avviene per un corpo nel teatro anatomico, la storia tra i personaggi, le dinamiche dei loro comportamenti, la sintesi dei loro sentimenti.
È assolutamente affascinante capire come, per mantenere una credibilità e un ruolo sociale, il costume intervenga sulle persone e che valore semantico questo ricopra nella drammaturgia e come lo spazio, che non è orpello o di contorno, diventi in realtà spazio vivo e vitale dell’agire analitico di chi assiste alle vicende rappresentate.

Andrea Cigni

 

Note di direzione

In sartoria

 

Lo spettacolo

 

 

 

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